L’81% dei bambini tra i 6 e i 13 anni chiede ai genitori acquisti precisi, il 69% consuma prodotti di cui ricorda lo spot.
Dati che fanno gola ai produttori alimentari che stanno spostando il loro target di riferimento dalle mamme ai bambini.
In Europa non esiste una comune regolamentazione del marketing alimentare per bambini. Si va da provvedimenti molto severi, come in Svezia e in Norvegia, dove è vietata qualsiasi forma di pubblicità per i minori di 12 anni, a situazioni come quella italiana dove gli unici sforzi legislativi o di autoregolamentazione si concentrano sul canale televisivo, ma senza particolari risultati.
In Italia il 70% degli spot alimentari per bambini è dedicato a merendine, bevande zuccherate e cibi ricchi di grassi, il doppio rispetto alle pubblicità per cereali. Frutta e verdura? Solo il 2% degli spot è dedicato a loro.
Oltre alla TV, anche le scuole e Internet stanno diventando parte importante di un sistema integrato di tecniche di marketing perché ambiti meno regolamentati rispetto ad altri.
Investimenti consistenti da parte dei grandi produttori alimentari che sanno bene quanto possa influire la richiesta di un bambino sulla decisione della madre di acquistare proprio quel prodotto. Per questo interi settori del marketing si concentrano sullo studio del comportamento infantile e sulla reazione a stimoli visivi o tattili.
Tutto questo ci porta a pensare che sarebbe davvero necessaria una comune regolamentazione del settore da parte dei governi europei, a tutela della salute del bambino, soluzioni concrete contro l’emergenza obesità ed un’etichettatura alimentare chiara che aiuti i genitori a scegliere bene.
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